Teodoro Correr

correrTeodoro Correr , Nacque a Venezia, in contrada di S. Giovanni Decollato, il 12 dic. 1750.

Nel 1760 il C. venne affidato ai teatini di S. Nicola da Tolentino, entrando nella loro casa e vestendo l’abito di S. Gaetano. Qui ebbe come istitutore il proprio primo cugino, padre Alvise Foscari. Un anno dopo, nel giugno 1761, divenne convittore nel collegio di S. Cipriano di Murano (sede anche del seminario patriarcale) dove rimase fino al settembre del 1771. Nel 1768, risultava “principe” del convitto nell’accademia letteraria e ginnica data il 31 agosto alla presenza del patriarca di Venezia Alvise Bragadin. Teodoro lesse una propria introduzione (dissertazione d’occasione di nessun valore letterario) al tema generale dell’intrattenimento, sui Sacrifici degli antichi, e partecipò a una gara di scherma, battendosi con la spada in due assalti con gli altri convittori, Pietro Ghetta e Carlo Boldù.

Il 27 maggio 1775, a 25 anni, entrò in Maggior Consiglio; il 5 giugno dello stesso anno venne eletto savio agli Ordini, carica cui fu riconfermato nuovamente il 19 dicembre. Il 7 maggio 1776 fu nominato provveditore alle Pompe. In questa veste, ricoprendo l’incarico di cassiere alla Cassa ferali, ebbe modo di comminare numerose multe per cattivo servizio degli appaltatori e di compiere un lavoro di verifica e aggiornamento sulla pubblica illuminazione notturna.

Era nel frattempo – nel 1785 – subentrato al padre quale procuratore e difensore della chiesa di S. Giovanni Decollato, nelle cui vicinanze è posto il palazzetto di famiglia, sul Canal Grande. Sfiorato dall’elezione a podestà procuratore di Verona nell’agosto del 1788, si risolse l’anno successivo, a scanso d’altri consimili pericoli, a vestire l’abito d’abate. Alla morte del padre, nel 1783, aveva proceduto alla divisione col fratello Vettor del patrimonio paterno. Allorché, nel 1787, formulò la supplica per l’esenzione da rettore di Treviso, dichiarava di dover provvedere, con la sua parte di capitale, al mantenimento della madre e di due sorelle nubili. Nello stesso 1787 la madre moriva.

Eletto nel 1801 curatore, per lo svincolo da fidecommesso, dei beni di Federigo Foscari, tenta con un memoriale di farsene dispensare, senza tuttavia riuscirci; nel 1807 dovrà partecipare al consiglio di famiglia a ciò convocato, e così ancora nel 1815.

Sono questi gli anni più proficui per la sua attività di raccoglitore e collezionista. Senza cessare di proclamarsi di pochi mezzi, Teodoro comperò o scambiò ogni genere di materiali: dipinti, gemme, statue, armi, monete, medaglie, libri, manoscritti, antichità che andò disponendo via via nelle stanze della sua casa a S. Giovanni Decollato: da essa uscirà sempre meno e, anzi, sparsasi la fama della importanza delle sue raccolte, qui riceverà studiosi e amici, profittatori e curiosi.

Una fama equivoca lo circonda di usuraio e profittatore da un lato, di maldestro e incompetente dall’altro. Fama che diverrà, dopo la morte, ulteriore motivo di polemiche, né verrà meno presto se ancora nel 1850 il Lazzari – direttore del Museo e biografo del C. – si farà, pur discretamente, promotore presso il municipio di interventi per distruggere e censurare carte del C. da lui ritenute compromettenti dell’immagine e del ricordo del donatore.

In realtà, con il passare degli anni la passione collezionistica del Correr dovette crescere in lui fino a trasformarsi in forma di mania d’accumulo impedendogli cosi una selezione successivamente museologica.

L’entità e la qualità delle raccolte del C. vanno al di là delle polemiche tra gli eruditi e i pedanti: esse sono state un punto di partenza fondamentale e rilevante nella costituzione del patrimonio artistico e storico veneziano. Teodoro  acquista anche capolavori del calibro delle Pietà di Antonello da Messina e di Cosmè Tura, unitamente a vari dipinti dei Bellini, Carpaccio, Lotto. E per finire collezionò anche: opere di pittori fiamminghi, una raccolta numismatica di primissimo ordine per qualità e quantità dei pezzi, bronzi rinascimentali alcuni dei quali riconosciuti veri capolavori del genere, armi e cimeli militari veneziani e orientali, mobili, maioliche veneziane, urbinati, faentine e pesaresi di primissimo ordine, un’ingente rassegna di disegni, gemme e cammei, stampe e incisioni in grandissima copia

Essendo una vasta raccolta (e arricchita con il tempo)  non poteva più essere ubicata nell’angusto sito originario e fu trasferita dapprima (1879) nel contiguo restaurato fondaco dei Turchi e, successivamente (1921-22), nell’ex palazzo reale, nelle Procuratie Nuove di piazza S. Marco

Prima di morire Teodoro Correr, vuole che i suoi tesori possano essere ammirati da tutti cosi lascia tutta la sua collezione a Venezia:

Citazione testamentaria del 10 gennaio 1830: “la mia casa di abitazione posta a S. Giacomo in Oleo, circondario di S. Giovanni Decollato n. 1278, ove in tre sale e circa venti camere si trovano sparsi e in parte distribuiti manoscritti, stampe, quadri, libri, rami, legni, bronzi, armi, antichità, oggetti di storia naturale e di numismatica, dovrà continuare a servire a tale uso, e prenderà il nome di Raccolta Correr”.

Teodoro Correr morì a Venezia il 20 feb. 1830.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...