A Venezia (oggi) accadde…

Giovanni+PaisielloCosa accadde il 16 Maggio 1972 a Venezia? Scopriamolo insieme….

Il 16 maggio 1792 viene inaugurato ufficialmente a Venezia il Teatro la Fenice con il dramma “I Giuochi di Agrigento” di Giovanni Paisiello su testi di Alessandro Pepoli.

Il Teatro la Fenice è costruito al posto del Teatro San Benedetto (distrutto nel 1774) le a nuova denominazione del teatro veneziano porta molta fortuna e nel giro di qualche stagione diventa concorrente diretto della Scala di Milano e alternativo rispetto al San Carlo di Napoli.

Chi era Giovanni Paisiello? Un talento musicale.

Nasce a Taranto, frequenta il liceo dai Gesuiti, ma ben presto viene notato per la sua bellissima voce. Così nel 1754 viene invitato a studiare al Conservatorio di Sant’Onofrio a Napoli, diventando a tempo debito assistente maestro di Francesco Durante.

Per il teatro del conservatorio, che lasciò nel 1763, scrisse alcuni intermezzi, uno dei quali attrasse così tanto l’interesse dell’opinione pubblica che fu invitato a scrivere tre opere per lo Stato pontificio, La pupilla e Il mondo a rovescio per la città di Bologna e Il marchese di Tidipano, per Roma.

Nel 1772 sposò Cecilia Pallini, ed ebbe un matrimonio dapprima travagliato ma felice.  Nel 1776 ricevette ed accettò l’invito della Zarina Caterina  II di Russia di ricoprire nella neonata San Pietroburgo la carica di maestro di cappella per tre anni. Partì dunque il 29 luglio e dopo qualche mese, nel gennaio dell’anno successivo, giunse nella capitale dell’Impero Russo. Divenne subito insegnante di musica della granduchessa Maria Fjòdorovna e dopo sei mesi mise già in scena un suo lavoro, l’opera metastasiana La Nitteti. Il 30 aprile 1781 il successo qui ottenuto fece sì che gli venisse rinnovato il contratto per altri quattro anni. Dopo la rappresentazione de La serva padrona (già musicata alcuni decenni prima da Pergolesi), l’anno seguente fu la volta di un suo capolavoro, Il barbiere di Siviglia, ascoltato da Mozart che volle musicare la seconda commedia delle tre, componendo l’immortale “Nozze di Figaro”, che raggiunse subito una fama di livello europeo. Il destino di quest’opera segna un’epoca nella storia dell’arte italiana.

Dopo molte vicissitudini, derivate da cambiamenti politici e dinastici, venne invitato a Parigi (1802) da Napoleone, il cui favore si era conquistato cinque anni prima con una marcia composta per il funerale del generale Hoche.

La morte della moglie nel 1815 lo colpì duramente. La sua salute si guastò con rapidità, e la sua gelosia nei confronti della popolarità altrui era una fonte di preoccupazione continua.

Rientrato a Napoli Paisiello vide la sua fama misconosciuta dai Borbone tornati a regnare su Napoli dopo la parentesi napoleonica che lo avevano visto alla corte di Parigi e ormai la sua verve creativa era ora incapace di accontentare le richieste di nuove idee che gli venivano fatte.

Le opere di Paisiello (se ne conoscono 94) abbondano di melodie, tra le quali la più conosciuta tra queste arie è “Nel cor più non mi sento” dalla Molinara, immortalata anche nelle variazioni di Beethoven  e interpretata da alcune delle più grandi voci della storia, sia maschili (Pavarotti compreso) che femminili. Oltre all’attività operistica, Paisiello è noto per aver composto Viva Ferdinando il re, adottato nel 1816 come inno nazionale del Regno delle Due Sicilie. Morì a Napoli il 5 giugno 1816

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