GRAN TEATRO LA FENICE

logo la feniceIl Teatro La Fenice, ubicato nel Sestiere di San Marco è il principale Teatro Lirico di Venezia. Due volte distrutto e riedificato è stato sede di importanti stagioni operistiche, sinfoniche e del Festival Internazionale di Musica Contemporanea.
Nell’800 fu sede di numerose prime assolute di opere di Rossini, Bellini, e Verdi solo per citarne alcuni; Nel 900 divenne importante per le produzioni contemporanee con nomi quali: Igor Stravinskij, Sergej Prokofiev, Bruno Maderna e recentemente: Amborsini, Guarnieri, Kagel.
Il primo Teatro: dal bando di concorso del 1789 all’inaugurazione nel 1792teatro la fenice
Alla fine del ‘700 a Venezia c’erano 7 antichi teatri attivi, di cui destinati al dramma e i restanti alla musica. Il più importante era il Teatro San Benedetto, vicino Campo San Luca, di proprietà della famiglia Grimani nel 1755, poi ceduto alla Nobile Società dei Palchettisti che nel 1787 a seguito di un’estromissione cedette il teatro ai nobili Venier, proprietari del terreno sul quale sorge. Fu costruito cosi il nuovo grande teatro chiamato Gran Teatro la Fenice come l’uccello immortale e mitologico in grado di risorgere dalle proprie ceneri, in simbolo di rinascita dalle proprie disavventure, di cui parla Erodoto nelle sue Storie.
Secondo il bando di concorso, gli architetti dovevano tener conto della costruzione in sé dell’opera ma anche del pregio del Teatro. Si raccomandava ai progettisti di pensare ad un ingresso dal Rio, con la gondola quale mezzo di trasporto per eccellenza, di conseguenza poi particolare attenzione ai materiali lignei usati per la costruzione visto l’alto tasso di incendi.
I progetti, concludeva il bando, avrebbero dovuto essere presentati entro quattro mesi, aumentati successivamente a sei, ed all’architetto prescelto sarebbe stato dato in dono «un medaglione d’oro del peso di trecento zecchini» oltre al pagamento di una «giusta mercede» per sovrintendere ai lavori di costruzione di «un decoroso teatro che finalmente corrisponda ad una capitale dove Palladio, Scamozzi, Sansovino e altri progettisti famosi hanno lasciato un segno tangibile nella storia.
Il vincitore fu l’architetto Giannantonio Selva che optò per un progetto semplice ma ad effetto, nel pieno rispetto dei requisiti del bando e al tempo stesso con una parvenza di miglioria generale del contesto su quale sarebbe sorto il Teatro.
Le demolizioni degli edifici che sorgevano sull’area destinata ad ospitare la nuova costruzione iniziarono nell’aprile del 1790 sotto la supervisione di Antonio Solari ed i lavori furono portati a termine nell’aprile 1792, ufficialmente inaugurato (il 16 maggio Festa della Sensa) con “ I GIUOCHI D’AGRIGENTO” di Giovanni Paisiello.
In occasione della serata di inaugurazione, il cronista della Gazzetta Urbana Veneta scrive a proposito della decorazione della Fenice «… ha tutti i requisiti che son necessarii all’effetto; chiarezza di tinte, armonia, solidità e leggerezza cose difficili a combinarsi, e che mirabilmente s’uniscono in questo lavoro…». Lo stesso cronista sottolinea che «…tutti li 174 palchi componenti questo Teatro sono simili perfettamente…», trasponendo in tale uguaglianza architettonica l’ideale di un teatro repubblicano.
La “trasformazione napoleonica” e i restauri
Nel gennaio del 1807 vi fu la prima assoluta de “ I cherusci” di Pavesi e di altre opere. Il teatro era in piena attività e nonostante la Società iniziale detenesse i diritti di proprietà fu durante la dominazione francese che La Fenice assunse la funzione di teatro di stato. Nel 1807 infatti Napoleone fece la sua prima visita e in suo onore fu allestita un’intera sala nei colori celeste e argento come simbolo del nuovo stile Impero in rapida diffusione. Inoltre in suo onore vi fu la rappresentazione cantata de “ Il giudizio di Giove” di Lauro Corniani Algarotti.
Questa trasformazione “napoleonica” sulla struttura della Fenice era stata preceduta l’anno prima da un intervento attuato alla Scala di Milano, capitale del Regno Italico; e da Milano, infatti, giunsero, assieme ai quattrini necessari ai lavori (150.000 lire italiane), anche le linee direttrici per «la costruzione del palco del Governo nel Teatro della Fenice, occupandovi sei palchetti» e per le nuove decorazioni.
Nel 1825 si rende necessario un restauro radicale e ancora una volta fu scelto Borsato, scenografo ufficiale del teatro.
Elemento cardine della sala diviene ora il grande lampadario appeso ad una volta a padiglione. Al posto del cocchio di Apollo, Borsato raffigura le dodici ore della notte, mentre per i parapetti dei palchi sceglie decorazioni monocrome raffiguranti foglie di Acanto (pianta dalle foglie appuntite) strumenti musicali, festoni, maschere, genietti. L’inaugurazione della nuova sala avviene il 27 dicembre 1828.
Il 13 dicembre 1836 un incendio, causato probabilmente dal cattivo funzionamento di una stufa, distrugge la sala teatrale e parte del teatro. Il teatro crolla, ma sono risparmiati dal fuoco l’atrio e le sale Apollinee. Un anno dopo la società proprietaria del teatro incarica i fratelli ingegneri Tommaso e Giovan Battista Meduna per il progetto della ricostruzione del teatro.
L’altro restauro importante venne compiuto alla fine della guerra 1915-1918, durante la quale il teatro era rimasto chiuso.
La Fenice ha conosciuto nel decennio successivo alla prima guerra mondiale un lungo periodo di intensa ripresa e di rinnovato prestigio. Qui i più prestigiosi cantanti e i maggiori direttori dell’epoca presero parte a queste stagioni.
Intanto, per iniziativa della Biennale d’Arte, venne preparato ed ospitato alla Fenice il Festival Internazionale di Musica Contemporanea (1930): nasceva, così, una istituzione che avrebbe svolto un ruolo rilevante nel mantenimento e nell’accrescimento del prestigio del Teatro.
Anche dopo la seconda guerra mondiale La Fenice seppe distinguersi grazie ai programmi musicali scelti con cura: interpreti famosi, prime assolute e grande sfarzo musicale.

Purtroppo il 29 gennaio 1996 Il teatro brucia per la seconda volta. Fu un incendio doloso, per opera di Enrico Carella e Massimiliano Marchetti rispettivamente capo e operaio della piccola azienda Viet alla quale erano stati subappaltati i lavori di restauro del teatro. I due appiccarono l’incendio per non pagare la penale dovuta al ritardo dei lavori commissionati. Furono condannati, e Carella scappò in Messico, ma grazie all’Interpol fu arrestato ed estradato in Italia.
Fu nel 2003 la settimana inaugurale (14-21 dicembre) del Teatro, il momento in cui con un concerto eseguito dall’Orchestra e dal Coro del Teatro La Fenice diretti dal maestro Riccardo Muti la Fenice rinacque dalle sue ceneri, spiccando il volo verso il futuro, verso l’immensità musicale, verso l’emozione che solo la musica lirica sa regalare. Un connubio di musica e recitazione al culmine dell’arte stessa.

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