i “CASINI” Veneziani

Il Casino, o “ridotto” ( da “ridursi”, “tener seduto”, ossia recarsi, andare) era un uomo di ritrovo, privato e raccolto, in cui si poteva giovare, conversare e svagarsi in compagnia.

Il primo documento scritto che ne attesta l’esistenza risale al 1282.

Alcuni casini erano anche luogo di conversazione amorosi ma nella maggioranza  dei casi vi si praticava essenzialmente il gioco,autentica passione dei veneziani.

Fu proprio abitudine irreprimibile (c’è che perdeva tutto in una sola notte) a portare le autorità veneziane a prendere provvedimenti: dal 1506 i giochi di dadi e di carte furono vietati nei casini. Tale divieto, tuttavia, non fu mai osservato, nonostante le rigide sanzioni imposte: un patrizio sorpreso a giocare in un casino rischiava una sospensione dagli incarichi ufficiali per un periodo di 10 anni e una multa di 300 ducati. Per i popolani, invece, la pena era l’esilio per 10 anni. Una legge del 1609 inasprì le sanzioni: i dipendenti dei casini, oltre al taglio del naso e delle orecchie, richiamano 6 anni di carcere, pena che poteva essere raddoppiata in caso di recidiva.

Nonostante i reiteranti divieti, i veneziani giocavano e frequentavano i casini  più di prima, tanto che il governo decise, nel 1638, di autorizzare tali attività al fine di meglio controllarle.

Un nuovo divieto fu imposto nel 17774 ma alla fine della Repubblica i casini erano ben 136, contro i 118 del 1744. Molti furono demoliti e oggi ne esiste una quindicina ammenda.

 

 

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