Tutti i gatti di Torcello

Bisognava essere qui nell’inverno del 1948. Quando Hemingway faceva fermare a Noghera sul ponte sopra il fiume Dese il colonnello Cantwell per ammirare lo spettacolo magico che gli si presentava difronte: Torcello, l’isola viola della Laguna. Viola come le castraure – che sono i piccoli e dolcissimi carciofi – che abbondano in questa terra tappezzata di silenzio e aironi cinerini.Quando la si raggiunge con il vaporetto alla vecchia dogana, si passa accanto alla Burano dei merletti e dei pizzi e all’antica Amurianum Murano -, che deve al maestro vetraio Angelo Barovier, il procedimento per ottenere il famoso e unico vetro, quello che garantì a Venezia il predominio artistico per oltre duecento anni. Tutto su queste isole è colore, mistero e leggenda, natura allo stato puro. Il Colore è quello sgargiante delle case che i pescatori riconoscevano da lontano, ma anche quello dei vetri artistici lavorati qui dal 1291 quando a Venezia le fornaci furono proibite per evitare incendi. Il mistero è quello che aleggia nella Casa dei Borgognoni, anche casa degli Innamorati della Laguna- Clementina e Lucio Andrich – che vissero qui il loro amore,ma anche ex sacrestia, che sembra dia alloggio al fantasma di un frate. E poi la natura, che galleggia tra cielo e terra , con migliaia di volatili, aironi, cavalieri d’Italia che qui si aggirano indisturbati alla ricerca del cibo quando è bassa marea, e l’acqua si ritira completamente per scoprire la velma della laguna e denudare le barene che la circondano.

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La memoria di queste isole, Torcello, Murano e Burano, sembra essere in mano ai gatti del posto che dalla Locanda Cipriani si aggirano tra i giardini e le stradine, e sembrano guidati in questi luoghi della bellezza antica e gentile. Hemingway, sì. Quello scrittore che ha fatto conoscere Venezia e il Veneto al Mondo e che amara starsene anche per conto suo a sorseggiare preferibilmente Amarone. Sono in tanti qui ad averlo conosciuto, ma a passare di qui furono anche celebrità e teste coronate: Charlie Chaplin, Maria Callas, La Regina Elisabetta. Non è certo per loro che questi luoghi meritano una visita almeno una volta, qui ci sono pezzi di storia, anche e moderno. Le battaglie sul Piave, tanto per dire. I resti della Basilica romana nell’isola di Villa Baslini, che si raggiunge passando sopra il Ponte del Diavolo o per via d’acqua, e che si possono visitare chiedendo permesso al custode. E la modernità dove sta? Si, anche nelle botteghe di perle, vero e pizzi, che resistono con fragilità al mondo che non le spediscono più le cartoline ricordo. Ma soprattutto nel silenzio asciutto dei canali e nell’odore salmastro del mare che qui non abbandona mai nessuno. E ti viene il desiderio di essere un gatto. Perduto dall’amore sul Ponte del Diavolo.

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